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Massimo Festi intervista di Davide Lombardi

Per parlare del tuo lavoro è impossibile non partire dalla maschera come simbolo e oggetto fisico presente praticamente in quasi tutti i tuoi lavori (un’ eccezione che, se ti va, vorrei raccontassi un po’ è ad esempio “no mask no party" del 2006).

MF - Mi interessa molto la maschera come filtro seconda pelle, per nascondere e per diventare. L’uomo ritratto in quest’opera non indossa nessuna maschera apparente perché il suo stesso volto segnato dal tempo è una maschera, ma allo stesso tempo una non-maschera. Egli non può togliersi la maschera che il passare del tempo e la vita gli hanno scolpito in volto, e non può più indossare la maschera adatta al grande party della vita attuale, malinconicamente per lui la festa è finita. Il suo volto è un epilogo ma anche un monito sulla verità dalla quale, inutilmente, cerchiamo di nasconderci.

Di per sé, la maschera e il mascheramento in generale non sono certo novità nell’arte, perciò: quali donne e quali uomini si celano dietro le tue maschere? Cos’hanno da nascondere? All’opposto: che cosa svelano di sé attraverso questo artificio?

MF - Dietro e sotto le maschere ci siamo noi, liberi di mostrare il dentro, liberi di divenire, di essere, di fare quello che sentiamo e desideriamo, e giustificati dal non essere e dal non fare ciò che la società ci impone e si aspetta da noi. Finalmente supereroi del domestico, finalmente spericolati giocatori feticisti, finalmente predatori del quotidiano, finalmente voyeuristi protagonisti. Finalmente liberi. Come fece Duchamp “trasformandosi” in Rrose Selavy per lavorare in modo puro e radicale sull’eros. Ecco che allora sotto e dentro ogni maschera c’è un desiderio e una storia umana che cancella il mito, ci trasforma nelle star del reality show quotidiano, dal joker depresso a batman&robin ambigui amanti, da catwoman usurpata alla madre che si difende dalla realtà con una maschera antigas e una pistola giocattolo.

Parliamo della maschera e il corpo femminile. Tu rappresenti indifferentemente maschi e femmine nelle tue immagini e dipinti. Ma nelle tue performance e video il corpo femminile mi pare si aggiunga al tuo piano simbolico per eccellenza. Che cosa ci offre in più, ad esempio, il corpo femminile impacchettato e negato di “Impossibile love” che solo in conclusione – e brevissimamente – incrocia il maschile ?

MF - Ogni corpo esposto suscita emozioni. Nel video “Impossibile love” (in collaborazione con Alberto Raiteri) abbiamo concentrato l’attenzione sul corpo femminile limitato e negato dalla società proprio perché la donna usa un ulteriore “mascheramento” artificioso, una decorazione del proprio corpo come arma di seduzione, in questo caso lo smalto per le unghie, il trucco per gli occhi, il rossetto per le labbra. La protagonista tenta invano di rendere il proprio aspetto seducente con questo make up femminile non potendo poi purtroppo trovare interazione ed accoppiamento con il partner. Ci piaceva l’idea di “mascherarsi” consapevolmente per tentare di diventare altro dal mascheramento imposto, come una maschera sulla maschera, la protagonista infatti utilizzando gli stessi strumenti del make up tenta di ridisegnarsi addosso e sottolineare le parti a lei negate; il sesso, i capezzoli, gli occhi, la bocca. Un tentativo liberatorio, una vita sopra una morte, che nella maschera convivono sempre perché sin dall’antichità il significato di questa è legato al concetto di “anima cattiva” e defunto, ma anche all’aspetto goliardico e festoso.



Qualche parola anche su “Ninna nanna” che introduce l’elemento della maternità. Quale (tuo) parto va difeso armi in pugno?

MF - “Ninna nanna” è una storia di desiderio, paura, autodifesa. E come la madre si difende se stessa ed il proprio parto dalla minacciosa cantilena generatrice di mostri, io difendo il mio sogno e il mio desiderio di essere, diventare, raccontare.


Mi racconti qualcosa del tuo percorso artistico? Non tanto a livello biografico, ma come evoluzione estetica e teorica. Da dove sei partito? Dove pensi di voler arrivare?

MS - La mia ricerca si è sempre rivolta all’uomo, attraverso corpo, identità, imperfezione, e quindi a me stesso e gli altri, mi interessano le identità che producono linguaggio, le “identità mutanti” (un profondo grazie a FAM), e le relazioni che si sviluppano tra soggetti e situazioni inevitabilmente collocati in stereotipi e modelli imposti da icone femminili e desideri maschili, nel vissuto quotidiano e nell’immaginario collettivo. Mi piace la maschera perché mi suggerisce un idea di realtà imperfette e superamento dei generi, per condurre paradossalmente ad una ricerca di rapporti più intimi e profondi con la nostra identità. Da dove sono partito? Ti posso raccontare qualche flashback: i fumetti dei supereroi ed il carnevale da bambino; la moda, il tatuaggio e l’orecchino da adolescente; i calchi facciali e le performance all’Accademia di Belle Arti; e poi tanti films, Matthew Barney, la festa di Halloween, la mia esperienza con soggetti psichiatrici, le mie strategie di sopravvivenza.. Dove penso di arrivare.. ci stò andando.. ;-)

2010