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“ GLI AMORI IMPOSSIBILI DELLA SIGNORA J. “

Massimo Festi_Alberto Raiteri

Massimo Festi e Alberto Raiteri propongono un sunto ed un’ulteriore evoluzione delle tematiche affrontate nel corso degli ultimi anni nel campo visuale e performativo (MASCHERA-DISAGIO-CIBO-SEDUZIONE-FETICISMO).
Il gioco intrigante del mascheramento, riproposto dalle opere in mostra, dai video a rotazione nella sala oscurata per l’occasione e dalla performance interpretata da Daniela Desana e Silvia Guandalini, richiama un immaginario ludico feticista, in cui prevale la componente sessuale, giocato talvolta sulla presa di coscienza identitaria e l'esposizione ossessiva di manie che si rafforzano in contrapposizione alla normale quotidianità. In una società telematica che impone ritmi frenetici, simili a quelli delle macchine, e sottrae tempo alla riflessione e al pensiero col bombardamento eccessivo d’ informazioni, la maschera, la pellicola di plastica che avvolge le persone, e i nastri adesivi che sigillano gli organi sensoriali e desensibilizzano le zone erogene, diventano così il simbolo della totale spersonalizzazione, l'involucro artificioso che relega l’uomo in una sorta di realtà omologata.

L’”impacchettamento” sottolinea dunque l’azione pressante della società che, attraverso i ritmi incalzanti dettati dal “tempo telematico”, finisce per privare ogni singolo individuo della propria personalità, limitandone la libertà di azione fino a cancellarne l’identità sessuale. Attraverso rimandi ben definiti la Sig.J. tenta di ricostruire ciò che le è stato precedentemente sottratto. Si prepara all'incontro col partner, desiderando apparire al meglio della sua femminilità. Sarà sufficiente ridisegnarsi occhi, bocca, capezzoli e vagina per risvegliare in lei tutti i sensi. Tentativo reso ancor più patetico dall'arrivo del partner che impacchettato, è impossibilitato ad interagire. E ancora, simbolo dell'incomunicabilità, si ripropone il tentativo patetico di seduzione attraverso l'offerta perpetuata del cibo. Nella performance, attraverso il filtro della vetrina e della maschera antigas indossata dalle due performers, avviene la presa di coscienza finale, tra il disagio e la frustrazione per l’ impossibilità dell’azione.
(Francesca Baboni e Stefano Taddei, 2007)

Canalgrande 18 Arte Contemporanea, Modena 2007

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