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THE INVISIBLE MONSTER

ALL'ASCOLTO DELLE FREQUENZE DEI NOSTRI MOSTRI QUOTIDIANI. Le nostre esistenze sono impregnate di paura. Nonostante la tecnologia abbia fatto passi da gigante e ci permetta un maggiore controllo sulla realtà, siamo perennemente in preda al terrore. I consueti rapporti umani si stanno deteriorando, non riusciamo più a fidarci di nessuno, l’agguato alla nostra individualità è sempre dietro l’angolo e questo porta il singolo a schermare la vera identità per non cadere nei tranelli del prossimo.
Gli oggetti e le persone stesse si caricano continuamente di minaccia, non permettendoci una serena vita sia personale che collettiva. Questo non sempre è causato da paure immotivate. La grettezza umana e i suoi evidenti limiti fanno il resto.
Può essere dunque un singolare autoritratto giocato sull’ambiguità di una cattiveria feroce travestita da tristezza velata ma inesorabile. Oppure una maschera che copre un volto femminile in modo assolutamente sfacciato, rivelando un erotismo insolente al limite di un esasperato feticismo. Ma non tutto quel che appare è in realtà quel che sembra. La maschera per Massimo Festi è solo un pretesto. Può esserci oppure no. E’ un feticcio fittizio, presente anche quando non appare o si mostra sotto forma di trucco.
E’ la ricerca spasmodica di un’identità altra, forse impossibile da trovare.
Proprio per questo i suoi personaggi, sia che siano improbabili madri con maschere antigas e pistola, eroine dei fumetti o del linguaggio massmediatico o lo stesso artista che si autoritrae sotto forma di malinconico joker, sono archetipici, diventano quasi delle icone, rappresentazioni efficacemente simboliche di uno status mutante al quale in fondo apparteniamo tutti o forse desideriamo solo appartenere. E’ la possibilità della diversità che attrae, quell’ambivalenza/duplicità della natura umana che può allontanarci per un attimo dal disagio sociale, dal conformismo a tutti i costi, dall’imperfezione, dall'essere così irrimediabilmente soli, ma che può essere anche una subdola trappola o una nauseante ragnatela che imprigiona.

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Le figure ambigue di Massimo Festi, intrappolate tra i muri di eleganti pareti decorate con carte da parati, creature imperfette e nello stesso tempo patinate, formulate con una pittura digitale senza sbavature, nascondono mostri inaspettati, cercando di smentire - tra feticismo, antieroismo, erotismo e auto – censura - le loro apparenze al di là della loro personale verità, per crearsi un copione su misura, mascherandosi sotto forma di stereotipi per tentare inutilmente di nascondere la terribile memoria inconsapevole del sé. Ma qualcosa stride nel labile gioco delle apparenze, qualcosa scricchiola nell’ingranaggio messo in moto per la creazione di elucubrazioni e strategie di sopravvivenza.
La madre/donna/mostro è difatti in cerca di lasciti e segni per una sorta di ricerca di auto - conservazione, il bambolotto/figlio e la pistola (interpretata nella performance di Claudia Lauro). Così come nel video “Ninna nanna” il canto del “mostro” diviene una fastidiosa e inquietante cantilena di sottofondo allo smarrimento della donna braccata forse da se stessa. Massimo Festi mette così in scena il mascheramento dell’identità, il rapporto anestetizzato con l’infanzia, la relazione con le armi di difesa che diventano in un attimo offesa verso mostri invisibili che hanno modo di rendersi manifesti per raccontare la profonda solitudine dell'essere umano.
Viene quindi ben evidenziato dallo scorrimento delle immagini il rapporto decisamente sofferente verso qualsiasi alterità, non più vissuta come effettiva possibilità esistenziale, ma come strumento avverso alla persona. La ricerca di tracce che possano guidare un incerto incedere nel mondo lascia soltanto labili speranze nell’utopia. Il riordino dei rapporti tra gli esseri e con gli oggetti che abitano il loro sussistere, pare osteggiato dai troppi fantasmi che abitano la nostra quotidianità.
“Il sonno della ragione genera mostri” scriveva Goya. In ognuno di noi. Nessuno escluso.

Francesca Baboni, Stefano Taddei (2010)

Skin Gallery, Brescia

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Step09 Milano

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(performance di Claudia Lauro)

Arte Fiera Off - Palazzo Gnudi Bologna

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(performance di Sara Draghi)

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frame dal video "ninna nanna" interpretato da Elena Massari

massimofesti © 2010