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la scimmia pensa la scimmia fa - Quando la realtà supera la fantasia (2006), il titolo originale è Stranger than fictions: true stories, il saggio è una raccolta di storie vere dove i personaggi sono reali. Chuck Palahniuk, l’autore, seziona come un chirurgo lo spirito umano, offrendo allo spettatore una visione alterata e deformante della contemporaneità, ma il presente come in un paradosso è la realtà: “la realtà che supera la fantasia”. Massimo Festi utilizza lo stesso espediente, alla stessa maniera si nutre della realtà, si nutre di uomini e donne e delle loro storie creando dei ritratti, o meglio il ritratto dello spirito del personaggio. Ogni ritratto è un frammento dello spirito, una sfaccettatura dell’individuo, una realtà viva, in atto e indipendente. La maschera non cela tanto l’identità del personaggio, quanto ne esalta una caratteristica dell’animo umano, la vanità. La vanità del volersi raccontare e che troppo spesso siamo costretti a nascondere dietro ipocrite convenzioni sociali che tutto appiattiscono. L’artista maschera i suoi personaggi e diabolicamente ne esalta l’edonismo, talvolta, invece, come a sprofondare in un abisso i protagonisti hanno lo sguardo rivolto a terra, sono forse rassegnati al brutale gioco delle apparenze oppure sono colti nell’attimo esatto che precede il crollo di quest’ ultime? L’attimo è quello in cui un individuo giunge alla consapevolezza che la propria identità è costruita non tanto su ciò che vorrebbe essere, quanto sulla percezione di se stessi offerta agli altri nelle più svariate circostanze.

Per comprendere al meglio questo stato d’animo è calzante la presentazione nelle prime pagine di Invisble Monsters (Chuk Palahniuk, 2000) di una delle due protagoniste, Shannon Mc Farland. “La mia tunica è una stampa della sindone di Torino comprata in svendita, marrone e bianca, drappeggiata e tagliata in modo che i brillanti bottoni rossi si abbottonino attraverso le stimmate, poi ho addosso metri e metri di velo nero di organza avvolto attorno al viso e borchiato con piccole stelle di cristallo austriaco tagliate a mano. Non si riesce a capire che aspetto abbia il mio viso, ma questo è lo scopo . Il look è elegante e sacrilego, e mi fa sentire Sacra e Immorale”.
Sentirsi sacra ed immorale allo stesso tempo non è forse un equilibrio perfetto? I metri e metri di velo, le maschere che Massimo Festi fa indossare ai suoi personaggi, non occultano e non nascondono, al contrario l’identità irrompe con tutta la sua forza alterando come in un’allucinazione la realtà. La figura femminile è privilegiata dall’artista, le donne di Massimo Festi sono sacerdotesse contemporanee, uno degli ultimi lavori, Angel è la rappresentazione di una porno santa realizzata per l’omonimo progetto Porn Saints, di Francesco D’Isa. Angel è una visione apocalittica, il rosso, l’oro e il bianco sono gli stessi colori che troviamo nel libro del Apocalisse di Giovanni in cui la città di Babilonia è descritta in chiave allegorica come una grande prostituta dove il rosso è il colore predominante.
“La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra.” (Apocalisse, 17:4-5)
La rappresentazione allegorica nonostante l’accezione religiosa negativa è una visione comunque seducente, così come la porno santa dell’artista. Lo stesso artista definisce i propri personaggi come realtà alternative in cerca di strategie di sopravvivenza. La strategia di sopravvivenza nell’opera dell’artista diventa la maschera. La maschera è il mezzo col quale Massimo Festi offre al suo personaggio una svariata serie di possibili realtà, innumerevoli combinazioni d’identità: impossibile/imperfetto, impossibile/perfetto, possibile/imperfetto, possibile/perfetto. L’artista, come un cantastorie porta in scena la distanza e il contrapporsi tra fisicità e ambivalenza della natura umana. I personaggi di Massimo Festi muovono le proprie sorti tra realtà e fantasia. Talvolta la realtà supera la fantasia, ed è proprio in quel frangente, quando il confine è oltrepassato che i personaggi diventano icone della contemporaneità o meglio secondo l’artista stesso antiumanesimo d’icone universali. Allo spettatore la scelta: “indossare o non indossare la maschera”.
Susanna Ferretti, Sponge Arte Contemporanea 2009

 

massimofesti © 2007