xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Massimo Festi si serve dell’immagine digitalizzata per dar vita ai suoi personaggi mascherati, il cui manifestarsi è al contempo ricerca di affermazione identitaria e paura di mostrarsi nel proprio statuto intimo. Il suo immaginario plastificato, artificioso, porta evidenti i segni di un disturbo in cui si concretizzano i disagi di quella “società dello spettacolo” a cui con tanta preoccupazione guardava Guy Debord.

Daniela Cotimbo, 2009

massimofesti © 2009