m xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx-----

Critica Performativa. Per una differente metodologia della critica d’arte.

di Isabella Falbo

..La critica performativa è un metalinguaggio che utilizza gli strumenti delle tecniche performative come processualità di indagine, e dove si aggiunge alla testimonianza oggettiva rivolta all’opera degli artisti di volta in volta coinvolti, un’interpretazione che chiama in causa anche l’identità del critico, in cui “l’occhio critico” diviene “corpo critico” e strumento artistico.
Attraverso la critica performativa, il giudizio sull’artista si articola nell’azione del critico che non è più figura passiva, coerentemente ad un orientamento che ritrova la sua genesi nelle teorizzazioni di Achille Bonito Oliva, il quale già alla fine degli anni ’60 sottolineava la necessità di una funzione attiva del critico nei confronti dell’artista.
Il mio intento è di andare alla conquista di un linguaggio originale, uscendo dai confini della critica scritta e facendo interventi estetici.
L’obbiettivo rimane quello di presentare al pubblico il lavoro degli artisti, ma attraverso la seduzione di immagini caratterizzate da elementi – sottovalutati dalla gran parte della produzione artistica contemporanea – come la bellezza, la considerazione dei segni vestimentiari e l’attenzione formale.
Nella veste di critico performante mi propongo come un nuovo soggetto nel sistema dell’arte, divento un personaggio ibrido, e appaio come icona che gioca con lo stile – il mio – per entrare nei lavori di artisti, interpretando il loro stile.
Se per un artista l’arte è una specie di missione e un’affermazione di vita, io come critico e curatore, condivido queste stesse ragioni.
Attraverso le mie critiche performative vesto i panni dell’artista ma rimango un critico, trovando nell’equivalenza – e non nell’uguaglianza – una risposta alle contraddizioni e problematiche che questa nuova metodologia solleva.
Nella critica performativa è il corpo del critico che racconta indirizzando lo sguardo dello spettatore verso l’opera dell’artista, il corpo del critico come transitum dalla critica scritta alla critica visiva..
(da CRITICA PERFORMATIVA. Per una differente metodologia della critica d’arte: MANIFESTO © Isabella Falbo, Bologna marzo 2012)


Massimo Festi
indaga i temi dell’apparire, dell’essere e dell’identità attraverso le tecniche della pittura mediale, della fotografia, della performance e del video. Il suo lavoro dal 2006 è caratterizzato da iconici pseudo-ritratti, simulacri mascherati, personaggi stereotipati protagonisti della commedia umana contemporanea che emergono bidimensionalmente da sfondi caratterizzati da elaborate texture.
Nelle critiche performanti relative al lavoro di Massimo Festi la mia azione si sviluppa accettando la maschera che l’artista mi ha proposto ed incarnando, attraverso il mio stile e i miei codici vestimentiari, alcuni dei suoi antieroi.


Attraverso la critica performativa interpreto personaggi come Mother, che rappresenta la drammatica rinuncia di molte giovani donne al naturale presupposto della maternità, causata dalle condizioni dettate dalla società capitalistica occidentale. Con la mia interpretazione Mother appare tuttavia un personaggio combattivo, capace di difendere, anche con la forza, il suo naturale diritto.

Joker è un’altra figura centrale, solitamente rappresentata dall’artista stesso come autoritratto che, attraverso la critica performativa, interpreto al femminile facendo emergere una seduttività maligna, dove la malvagità tipica dell’eroe scaturisce dalla traumatica consapevole lacerazione di un animo ancora romantico e un corpo immerso nella ferocia dei consumi sessuali.

Isabella Falbo 2012

 

massimofesti © 2012