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IL FESTINO DELLA “COMMEDIA UMANA”
di Marialivia Brunelli
In un mondo in crisi che ha bisogno di sicurezze e certezze stabili, la maschera è diventata simbolo dell’affannosa ricerca di un’entità rassicurante dietro cui nascondersi, per non rivelare le proprie fragilità. Oppure semplice copertura che legittima chi la indossa a comportarsi in maniera libera da ogni condizionamento. O ancora pirandelliana cancellazione di una identità per crearne una nuova, differente modo di porsi davanti alla vita o agli individui a seconda delle circostanze, frammentata percezione che hanno gli altri della nostra persona.
Molte delle sfaccettature semantiche citate, legate all’affascinante topos della “maschera”, rientrano nelle opere di Massimo Festi, che ha deciso di cimentarsi nell’indagine di questo feticcio contemporaneo in rapporto alla società. Lo ha fatto con toni ora drammatici ora ironici, ora polemici ora accattivanti, usando la pittura digitale, una tecnica che unisce pittura e tecnologia nell’elaborazione di immagini attraverso pennellate elettroniche.
Nei suoi soggetti la maschera assume diversi aspetti; dall’ambiguità, inadeguatezza e disarmante disagio, al desiderio, al “festino domestico”, cui rimandano peraltro gli sfondi delle opere, carte da parati kitsch e festose, per confrontasi con la problematicità di mondi solo apparentemente lontani. E’ il momento di indossare la maschera e confrontasi con il mondo.
Come diceva Emil Cioran…"il destino non è che una maschera, come è maschera tutto ciò che non è la morte"..

Dal Catalogo della mostra “Commedia Umana”, Villa Capriglio, Torino 2007

 

massimofesti © 2007