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IL SIMULACRO DEL REALE
DIETRO LE MASCHERE DELL’APPARENZA

Di Francesca Baboni e Stefano Taddei

Ogni rappresentazione può essere di aspetti oscuri alla sola presentazione visiva. Nel caso del “mostro” quotidiano e invisibile del video di Massimo Festi che cerca forse di difendersi da se stesso attraverso il mascheramento e uno strano gioco quasi d’amore e di corteggiamento con una ninnananna angosciante di sottofondo. Come a voler dire che ogni essere umano conosce la sua verità segreta ma non quella degli altri, e si inventa un copione stereotipato per adeguarsi ad un mondo basato sulla menzogna e su antieroiche strategie di sopravvivenza.
(Dal testo in catalogo BIENNALE DI ALESSANDRIA VIDEOFOTOGRAFIACONTEMPORANEA, Disturbi e Ossessioni. Cittadella, Alessandria 2011).

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La maschera per Massimo Festi rappresenta il feticcio dell’ambiguità di un’identità diversa. I “mostri del quotidiano”, le icone della società massmediatica (sia che siano i supereroi o gente comune) per Massimo Festi diventano rappresentazioni simboliche nascondendosi sotto mentite spoglie e rivelando un’identità alterata, nascosti dietro alle maschere fittizie che noi tutti siamo abituati ad indossare. Le icone mutanti di Massimo Festi rappresentano l’ambivalenza della natura umana e le problematiche della nostra società, toccando tematiche come il feticismo o il disagio sociale.
Francesca Baboni e Stefano Taddei 2008

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IL SUPPLIZIO DELL’IDENTITA’

Ogni idea di tipologia identitaria stabile è un tormento, in un momento temporale come il nostro secolo, divenuto ormai mutevole. Ogni fuga da un’identità imposta dal prossimo è un accessorio allo strazio. Questa deriva tipicamente postmoderna ha completamente cancellato un sostrato formale che si era tramandato da tempo. L’essere umano contemporaneo si trova ora in balìa di un numero impressionante di stimoli che lo guidano nel suo esistere sociale. La caratteristica privata è ormai cancellata in nome di un dovere essere prettamente pubblico. Un vortice continuo di cambiamenti sostanziali investe la pelle delle persone, con trascinamenti molto forti su un’identità stabilizzante per la normale esistenza. L’essere umano si è come fatto trasparente assumendo le sembianze derivate dalla moda, dai consumi, dal dovere collettivo. Ormai è indiscutibilmente la merce che indossiamo o gli atteggiamenti desunti da una visione mediatizzata a darci personalità, con evidenti problematiche per chi non si adegua a tale trend dominante. Il tema del progetto verte sul concetto d’identità, inteso in senso contemporaneo, e prevede interventi di pittura, installazione, fotografia e video. Mentre la pratica artistica trova copiosi interlocutori capaci di ripetersi nella propria elaborazione in modo ordinario, ci sono autori, ben più rari che proprio anche grazie a questo more off rispetto a tale sistema deleterio, fanno della mutevolezza o schermatura dell’individualità la propria e primaria ragione di notevole creatività, con importanti implicazioni sulla contemporaneità. Gli artisti invitati incentrano difatti il loro lavoro su di un concetto metamorfico dell’identità, scandagliandone ogni possibile implicazione concettuale. I condannati al supplizio dell'identità siamo noi stessi, in quanto individui mutanti, a volte pienamente riconoscibili, altre volte nascosti dietro alle maschere che siamo obbligati ad indossare.
Nelle opere di Massimo Festi “Il disagio”, l' individuo è colto poco prima della sua scomparsa, un'identità che si sfalda, in supplizio appunto, un lascito sostanziale dell’oblio dell’essere, della cui memoria rimane solo uno sfondo decorativo, come una vetrina che lascia passare la decorazione. Nella nuova serie che segna uno scarto rispetto al passato, gli individui non sono più disposti a mettere da parte la propria umanità o a celare la propria identità dietro una maschera, pur negandosi ancora,nascondendosi per dichiarare in modo diverso il loro disagio. Come smascheratori supplizianti apprendisti dell’esistenza, mostrano il loro corpo dalla presenza rugginosa, tentando il distacco da un contesto sgargiante che rimanda all’assenza del loro vero essere.

Francesca Baboni e Stefano Taddei (dal testo in catalogo della mostra IL SUPPLIZIO DELL’IDENTITA’. Contemporary Concept, Bologna 2008)

 

massimofesti © 2007